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Droga e giovanissimi: coinvolgere le famiglie nei percorsi di recupero

Terapia «multidimensionale»: un metodo che viene dall’America fondato su un approccio globale al problema della tossicodipendenza negli adolescenti. 
Coinvolgere le famiglie nel percorso di recupero di adolescenti che fanno uso di droghe sembra abbastanza ovvio, difficile è riuscire a farlo. E ottenere risultati duraturi. «Risultati che possiamo dimostrare di aver raggiunto in trent’anni di lavoro con una decina di studi clinici nazionali e internazionali». Chi parla è Howard Liddle, psicologo, docente all’Università di Miami, direttore del Center for Treatment Research on Adolescent Drug Abuse di Miami e, soprattutto, “padre” dell’MDFT, la Multidimensional Family Therapy, Un metodo terapeutico diffuso in tutti gli Stati Uniti - con il quale solo nel 2015 sono stati trattati più di 2000 adolescenti - e anche in alcuni Paesi europei, ma che in Italia è arrivato solo ora grazie alla scuola di Psicoterapia Iris e al C.T.A. Centro di Terapia dell’Adolescenza di Milano che hanno recentemente organizzato un training teorico-pratico, rivolto a psicologi e psicoterapeuti. 
Ricerche 
L’MDTF è stato più volte messo a confronto con altri approcci terapeutici e «in uno degli studi più significativi — come ricorda Liddle – il confronto è avvenuto sia con una metodologia centrata sulla terapia di gruppo rivolta solo agli adolescenti (AGT, Adolescent Group Teraphye), sia con una in cui si puntava al coinvolgimento contemporaneo di più famiglie (MEI, Multifamily Education Intervention). Gli oltre 150 adolescenti oggetto della ricerca, inviati dall’equivalente dei Tribunali per i Minori italiani — aggiunge Liddle— hanno partecipato per cinque/sei mesi ai programmi di recupero e sono stati valutati subito dopo, a distanza di sei mesi e dopo un anno.