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Italiani più sani e longevi grazie alla prevenzione, ma resta il divario fra Nord e Sud

I dati del Censis sulla salute dal 1960 a oggi dice che siamo ancora un Paese a due velocità. Da Milano a Palermo tutti giudicano inadeguati i servizi medici e in diminuzione la loro qualità e cresce la polemica sul ruolo dei vaccini introdotti per la prima volta negli anni Sessanta. Rispetto al 1960 siamo più sani, più longevi (il 22% ha superato i 65 anni), decisamente più attenti ad esami e abituati a controlli preventivi, ma l'Italia resta sempre un Paese a due velocità, col Sud penalizzato anche dal punto di vista sanitario. In un anno, 13,5 milioni di italiani dichiarano di aver saltato la lista di attesa ricorrendo a conoscenze, amicizie, raccomandazioni, facendo regali o pagando. Al Sud gli abitanti fanno meno test, meno check-up rispetto a chi vive qualche centinaio di chilometri più sù. Senza contare che tutti, da Milano a Palermo, giudicano inadeguati i servizi medici e in diminuzione la loro qualità, mentre cresce la polemica sul ruolo di prevenzione dei vaccini introdotti per la prima volta negli anni Sessanta.
A fotografare l'Italia che cambia, nei comportamenti e nell'idea di salute dal dopoguerra, è il dossier presentato oggi che analizza il nostro Paese attraverso i 50 rapporti Censis elaborati nel corso del tempo con il contributo di Farmindustria. Cinquant'anni di storia raccontati attraverso il nostro rapporto con la salute: dalle vaccinazioni alla creazione di un sistema sanitario nazionale, dalla scoperta degli esami preventivi ai tagli nelle prestazioni mediche, alla realtà odierna che vede un italiano su due giudicare inadeguati i servizi sanitari.