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L’appello dei podologi: “Ora provvedimenti che riconoscano il ruolo che professione deve avere”

Dal XXX Congresso l’Associazione italiana podologi chiede un maggior riconoscimento della professione: dalla creazione dell’albo, all’introduzione nei LEA di alcune patologie podaliche fino alla possibilità di lavorare nelle Case della Salute. In una tavola rotonda le riflessioni di alcuni massimi rappresentanti delle Istituzioni. Si è chiuso lo scorso 23 ottobre il XXX Congresso Nazionale di Podologia organizzato dall’Associazione Italiana Podologi (AIP). In apertura, riflettori puntati sula tavola rotonda nel corso della quale è stato condotto un interessante dibattito su “l’evoluzione delle professioni sanitarie nella Sanità che cambia” . “Da questo congresso - ha detto il Presidente dell’AIP Mauro Montesi nel suo saluto - deve scaturire un salto di qualità nel senso che il podologo , al quale deve essere definitivamente riconosciuta la sua professionalità, venga finalmente considerato dalle Istituzioni indispensabile e come tale inserito a pieno titolo nel Ssn”. Mariapia Garavaglia, che ha presieduto la tavola rotonda, ha avviato il dibattito auspicando in chiusura del suo intervento che “da questo Congresso parta un appello ai legislatori affinché la professione del podologo venga completata nelle sue competenze”. Ed in effetti, Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Stefano Scaramelli, Presidente della Commissione della Sanità Regione Toscana, Rossana Ugenti Direttore Generale delle Professioni Sanitarie al Ministero della Salute, Marco Trabucchi, Presidente dell’Associazione Italiana Psicogeriatria, Vincenzo Ziparo, Direttore Scientifico all’IDI, già Preside della Seconda Facoltà di Medicina della Sapienza, hanno unanimemente riconosciuto la necessità di alcuni provvedimenti che attribuiscano alla podologia il ruolo che deve avere.