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Defibrillatori impiantabili difettosi, controlli anche per i pazienti italiani

Il guasto è provocato dalle batterie del dispositivo che smettono all’improvviso di funzionare senza lanciare il previsto segnale di allerta 3 mesi prima dell’esaurimento.
Le cardiochirurgie italiane, allertate dalla `St Jude Medical´ su alcune tipologie di defibrillatori potenzialmente difettosi, dopo un allerta scattato lo scorso mese negli Usa dove erano state registrate due morti, secondo la Food and Drug Admnistration (l’agenzia governativa statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari, farmaceutici e dei dispositivi medicali) ricollegabili al guasto, hanno già richiamato o stanno richiamando i pazienti che impiantano uno dei defibrillatori “sospetti” per sottoporli a un controllo straordinario per la verifica della batteria.
I modelli «sotto osservazione» e le possibili conseguenze del guasto
In tutto il mondo sono stati venduti quasi 400.000 defibrillatori di questo tipo. I modelli in questione sono un gruppo di defibrillatori cardiaci impiantabili (ICD) e defibrillatori con terapia di ri-sincronizzazione cardiaca (CRT-D) Fortify™, Fortify Assura™, Quadra Assura™, Unify™, Unify Assura™ e Unify Quadra™. L’avviso è stato redatto dopo che un’analisi ha riscontrato che alcuni dispositivi prodotti prima del 23 maggio 2015 contengono batterie che possono esaurire la carica prima del previsto. «La possibilità che questo abbia conseguenze sulla sua salute è minimo, in quanto la maggior parte dei dispositivi non ha riportato l’esaurimento prematuro della batteria», recita una nota dell’azienda. Il difetto consiste nelle batterie del congegno che smettono improvvisamente di funzionare senza lanciare il previsto segnale di allerta tre mesi prima dell’esaurimento delle batterie. Se la batteria si esaurisce, i dispositivi non sono in grado di rilevare le alterazioni del ritmo della frequenza cardiaca e di erogare una scarica elettrica al cuore qualora sia necessario.