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La sanità ai margini del dibattito sulla fiducia al Governo. Non ne parla il premier e ne parlano poco tutti gli altri. Ma come mai?


La sanità e la salute degli italiani non sono al primo posto nell’attenzione della politica. Non è la prima volta che lo notiamo. Nessun cenno dal neo premier e anche nel dibattito abbiamo faticato a trovarne riscontro nei tanti interventi di questi due giorni di confronto parlamentare. E penso sia un errore, perché la sanità e la salute sono due cose (forse le uniche) che riguardano veramente tutti gli italiani. Senza distinzione di reddito, credo politico e residenza anagrafica. Ieri e oggi prime uscite parlamentari per il neo presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. La sanità non è stata tra gli argomenti di interesse nei suoi interventi. Ma, diciamocelo, un po’ ci siamo abituati. Il tema della salute con tutte le sue molteplici derivazioni (sanitarie in senso stretto ma anche economiche e sociali) entra difficilmente nei “grandi” discorsi parlamentari dei premier, come nota giustamente oggi Costantino Troise su queste colonne. Penso che le ragioni siano varie ma forse quella che più mi convince è che, chi non se ne occupa direttamente (e finora, a mia memoria, non abbiamo mai avuto un presidente del Consiglio “addentro” alle questioni della sanità) di sanità e salute ne parla solo quando accade qualcosa di grosso o al massimo in occasione delle leggi finanziarie. Quando si tratta di far quadrare i conti di un sistema che in molti continuano a considerare un pozzo senza fondo, nonostante i dati dimostrino che siamo ormai il lumicino dell’Europa in quanto a spesa sanitaria (vedi l'ultimo rapporto Crea). E quindi sinceramente non mi ha stupito che Gentiloni se ne sia “dimenticato”. Questo non toglie che sia stato un errore, anche politico. Perché la sanità e la salute sono due cose (forse le uniche) che riguardano veramente tutti gli italiani, senza distinzione di ceto, reddito, credo politico e residenza anagrafica. Ma del resto, che nell’immaginario la salute non sia la priorità della politica, ce lo dimostra anche un commento di un telecronista alla cerimonia del giuramento dei ministri lunedì scorso quando, dando una sua interpretazione dell’ordine di chiamata dei diversi ministri, sosteneva che si seguiva per tradizione un certo ordine in base alla rilevanza dei posti occupati.