Breaking News

Terra dei fuochi, un piano per voltare pagina. Con 33 mln per screening e controlli a tappeto



In arrivo nei Comuni e nelle Asl della Terra dei fuochi una prima tranche da 17 milioni destinati agli screening. Al via anche i registri tumori, da anni a bagnomaria nella palude della burocrazia ma che ora dovranno scaldare i motori per procedere a tappe forzate a rilevamenti epidemiologici minuziosi e puntuali. 
Prevenzione e diagnosi precoce dei tumori: nei Comuni e nelle Asl della Terra dei fuochi arrivano i primi fondi (17 milioni su 33) destinati agli screening. L’assegnazione s’inserisce nel più ampio piano oncologico regionale che rivoluziona l’assistenza ai pazienti affetti da cancro sul territorio regionale. In pista per la prima volta i Gruppi oncologici multidisciplinari (Gom), specifici per singola patologia (un radioterapista, un chirurgo e un oncologo medico) cui spetterà prendere in carico i pazienti e rendere omogenei i trattamenti. Gli organi costitutivi della Rete sono i Centri oncologici di riferimento Polispecialistici (Corp) con funzioni diagnostico-stadiative, terapeutiche, riabilitative e di follow-up. Ci sono poi i Centri oncologici di Riferimento regionali con attività specifica in campo oncologico (Corpus), i Centri per le cure di I° livello e gli Hospice per la Terapia del dolore. Infine i Centri provinciali di Oncofertilità per la crioconservazione dei gameti e la preservazione della fertilità. Si tratta di un vero e proprio piano sanitario cucito su misura per più di un milione e mezzo di abitanti che risiedono nel popoloso e sterminato territorio che si estende in 90 Comuni delle province di Caserta e Napoli (Asl Na 1, Na 2 nord, Na 3 sud e Caserta) interessate da fenomeni di inquinamento ambientale. L’area metropolitana è coinvolta con 5 quartieri (Fuorigrotta-Bagnoli, Soccavo-Pianura, Chiaiano-Piscinola, San Giovanni-Barra e Miano-Secondigliano) dove maggiore è l’incidenza del rischio di tumori e più acuto il disagio sociale. Una strategia d’intervento inedita per estirpare un male esteso: 33 milioni nel piatto da spendere per rafforzare l’offerta e l’adesione di programmi di screening oncologici da sempre al palo e garantire interventi clinici a tappeto senza alcun ticket o compartecipazione a carico dei cittadini.