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Alimentazione e complicanze agli impianti. Da uno studio USA le abitudini negative

Il fallimento, le fratture e la perdita di integrazione degli impianti hanno cause multifattoriali: lo ricorda Dennis Flanagan, odontoiatra che esercita la sua attività nel Connecticut, sul Journal of Oral Implantology a conclusione di un approfondimento mirato soprattutto a evidenziale il ruolo rivestito dalle abitudini alimentari. Alcuni pazienti consumano quotidianamente cibi, come verdure crude e frutta secca, che richiedono ai mascellari di esercitare una certa forza per la masticazione, che produce sull'osso una sollecitazione superiore rispetto a quella che si verifica in soggetti che preferiscono alimenti di consistenza più morbida. A fare la differenza, sarebbe la frequenza con qui si produce questo sovraccarico: se protratto per anni, può avere effetti negativi sull'osso e sul metallo. Da buon americano, Flanagan cita l'esempio del pop-corn, che contiene occasionalmente chicchi ancora non scoppiati, ma che si rompono in bocca quando li si sgranocchia: se questo avviene in corrispondenza dei denti impiantati, si producono forze che alla lunga potrebbero produrre una rottura. Questo è particolarmente importante quando una perdita d'osso ha ridotto il rapporto corona-impianto. Generalmente, si possono usare impianti ad ampio diametro per distribuire meglio il carico, ma in alcuni siti questo non è possibile e altre volte la corticale ossea è troppo sottile e non garantisce una resistenza sufficiente. È specialmente da stigmatizzare l'abitudine di alcune persone di masticare il ghiaccio (pagofagia), pericolosa non solo per la durezza ma anche per le sollecitazioni indotte dalla bassa temperatura. Flanagan ritiene dunque opportuno che gli implantologi raccomandino ai propri pazienti un'attenzione superiore rispetto a coloro che hanno una dentatura naturale e sana, ma fa notare che esiste un ampio margine di incertezza e che non si sono ancora stabiliti dei parametri che possano differenziare i pazienti a maggior rischio: «"a qualità dell'osso e il volume necessario per resistere alle forze occlusali che si producono con la masticazione di certi alimenti è ad oggi sconosciuta".

Fonte : www.odontoiatria33.it