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Eterologa col ticket in tutt'Italia. Ecco cosa cambia dopo la decisione di inserirla nei Lea

Ad oggi la fecondazione viene offerta dal servizio pubblico solo in tre Regioni dove l'anno scorso sono stati fatti settecento trattamenti. Ora dalla Lombardia alla Sicilia tutte dovranno organizzarsi o pagare le trasferte dei loro cittadini. Roma. La fecondazione eterologa viene offerta dal servizio pubblico solo in tre regioni, dove l’anno scorso sono stati fatti al massimo 6-700 trattamenti. E’ questa la situazione in Italia a due anni e mezzo dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha sbloccato questo pratica medica e alla vigilia dell’ingresso nei Lea, i livelli essenziali di assistenza e cioè il minimo comun denominatore dell’attività sanitaria delle Regioni. In pratica, un mezzo disastro. Ragioni economiche, organizzative o politiche hanno impedito alla stragrande maggioranza delle amministrazioni locali di muoversi dando così spazio ai privati. Quasi tutti coloro che vogliono fare l’eterologa così sono costretti a pagare qui oppure all’estero, dove si continua ad andare per cercare un figlio.
Cosa cambia entro un mese. 
Con l’entrata in vigore dei Lea, che dovrebbe avvenire nel giro di un mese, accadranno prima di tutto due cose. Intanto molte Regioni cercheranno di organizzarsi per erogare la prestazione subito. E’ il caso delle realtà dove la sanità è migliore, come la Lombardia, che si opponeva a questo trattamento per ragioni politiche e ora non potrà più negarlo ai suoi cittadini. Non sarebbero distanti dal partire nemmeno Liguria e Piemonte. Altrove invece si darà spazio a strutture private convenzionate per riuscire ad assicurare il servizio. Del resto è quello che in parte del Paese avviene anche per la procreazione medicalmente assistita omologa. E questo è il primo fenomeno.