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In Europa ogni anno almeno 160mila cesarei non necessari. Italia al primo posto

I risultati di uno studio europeo che dimostra come la ricerca può superare la resistenza al cambiamento riducendo il fenomeno. Il nostro paese al primo posto per incidenza ma è anche il paese che ha ottenuto i risultati migliori con un incremento di quasi il 14% di parti spontanei tra le donne che avevano già avuto un taglio cesareo. Come convincere le donne, soprattutto quelle che hanno già avuto un figlio con taglio cesareo, a scegliere il parto “naturale” rinunciando a quella che viene ritenuta l’opzione più comoda e sicura per mettere al mondo un bambino? Se lo sono chiesti i ricercatori che hanno aderito al progetto Optibirth che ha coinvolto 15 Ospedali in tre paesi (Germania, Irlanda e Italia) con un basso numero di parti vaginali dopo un precedente taglio cesareo. I risultati sono stati presentati oggi pomeriggio a Roma e mostrano come informando adeguatamente le donne il numero di tagli cesarei diminuisce. In Europa, il fenomeno dei tagli cesarei oggi conta almeno 160 mila interventi non necessari per un costo annuo extra di 156 milioni di euro e l’Italia detiene il primato europeo. 
La ricerca. 
Nel 2012 l’Italia ha aderito insieme a cinque altri paesi (Finlandia, Svezia, Irlanda, Paesi Bassi, Germania) all’Optibirth trial (To improve maternal health service delivery, and optimise childbirth, by increasing vaginal birth after caesarean section (VBAC) through enhanced women-centred maternity care across Europe), un progetto finanziato dalla Comunità Europea che ha coinvolto 15 Ospedali in tre paesi (Germania, Irlanda e Italia) con un basso numero di parti naturali dopo taglio cesareo. Circa 2000 donne che avevano avuto un precedente taglio cesareo sono state reclutate ed hanno partecipato negli ospedali-caso ad un programma innovativo di informazione e sostegno alle donne ad opera di ostetriche e ginecologi. In Italia le sedi ospedaliere coinvolte sono state l'Ospedale Sant’Anna di Torino; il Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna; il Policlinico di Bari; l'ospedale degli Incurabili della seconda Università degli Studi di Napoli; l'Ospedale Evangelico Villa Betania di Napoli, ;Irccs San Martino IST di Genova, che è anche la sede italiana da cui è partito il progetto.