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Osteoporosi: arrivano le linee guida internazionali per valutare la compliance al trattamento

I primi tre mesi dall’inizio di una terapia a base di bifosfonati per osteoporosi post-menopausa sono considerati critici ai fini dell’aderenza al trattamento. Chi decide di smettere o di ‘bigiare’ l’appuntamento con la pillola lo fa in genere nei primi tre mesi. E ben lo sanno gli esperti dell’IOT-ECTS che hanno appena pubblicato un position paper sull’argomento. Ecco dunque come scoprire se una paziente sta effettuando correttamente o meno la terapia anti-osteoporosi. 
Come si fa a capire se le pazienti con osteoporosi assumono regolarmente la terapia? Se lo sono chiesti gli esperti dell’IOT-ECTS (International Osteoporosis Foundation e European Calcified Tissue Society) le loro ‘risposte’ sono diventate materia di position paper appena pubblicato su Osteoporosis International. I bifosfonati orali sono farmaci di prima linea per l’osteoporosi, dunque ampiamente prescritti. Eppure , le statistiche indicano che almeno una paziente su due, tra quelle che iniziano il trattamento, non mostra una compliance di ferro e/o addirittura sospende del tutto la terapia entro un anno dall’inizio. E’ un comportamento questo comune a molti pazienti con patologie croniche che purtroppo compromette l’efficacia delle terapie e, nel caso dell’osteoporosi, lascia le pazienti senza alcuno scudo contro il rischio di fratture. Per questo, gli esperti dell’IOF-ECTS propongono di non limitarsi a prescrivere i farmaci ma di monitorare attentamente l’aderenza alla terapia, attraverso la misurazione di alcuni marcatori di turnover osseo (BTM) nelle pazienti che hanno iniziato un trattamento a base di bifosfonati orali per l’osteoporosi post-menopausale. Queste raccomandazioni scaturiscono dai risultati dello studio TRIO, un trial randomizzato e controllato che ha studiato gli effetti di tre bifosfonati orali (alendronato, ibandronato e risedronato) sui marcatori di turnover osseo e sulla densità minerale ossea.