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Perché la vista è a rischio nel diabete? Che cos’è la retinopatia diabetica?

Con la glicemia alta a lungo andare dai vasi della retina trasuda un liquido che innesca il danno alla vista. Può portare alla cecità, ma se si interviene in tempo lo si può evitare. La retinopatia diabetica è la più importante complicanza oculare del diabete. Può portare alla cecità, ma se si interviene in tempo lo si può evitare. «Lo screening per la retinopatia diabetica è una delle pratiche mediche più vantaggiose. Richiede un semplice esame del fondo dell’occhio, che può essere eseguito con sistemi automatizzati rapidi ed efficienti o addirittura con uno smartphone. Però ci sono ancora molte le lacune nei programmi di screening. Il risultato è che capita ancora di visitare pazienti con una vista irrimediabilmente danneggiata. Certo meno che in passato, ma si può e si deve fare di più – spiega il professor Francesco Bandello, direttore della Clinica oculistica dell’Ospedale San Raffaele di Milano e presidente della Società europea della retina -. 
Per non parlare di ciò che accade in Paesi come Cina e India, che fino stanno assistendo a una vera e propria epidemia di diabete. Considerato che in queste nazioni l’assistenza sanitaria non è garantita a tutti, il rischio è trovarsi in futuro a fare i conti con un esercito di persone ipovedenti per una retinopatia diabetica non riconosciuta e curata ». 
Che cosa causa la retinopatia diabetica? «Tutto prende avvio da un cattivo controllo del diabete. L’iperglicemia (livelli elevati di glucosio nel sangue) può danneggiare l’occhio per le sue ricadute vascolari e neurologiche. Sul versante vascolare l’iperglicemia induce alterazioni della parete dei piccoli vasi retinici, che diventano incontinenti, riversando nella retina liquidi e altre sostanze (edema ed essudati). Il guaio si ha quando il liquido trasuda nella macula, l’area della retina deputata alla visione centrale. L’edema maculare interferisce con la vista, causando offuscamento e visione deformata. Accanto a questi fenomeni, si possono, inoltre, verificare piccole ischemie retiniche, legate alla tendenza dei piccoli vasi a “tapparsi”. Se non si interviene la retinopatia detta non proliferante può trasformarsi nella più pericolosa retinopatia proliferante. È chiamata così perché la presenza di aree di retina meno irrorate a causa delle ischemie, stimola la produzione di sostanze (come il fattore di crescita dell’endotelio vascolare o Vegf) che cercano di compensare il danno con la produzione di nuovi vasi sanguigni. Il problema è che i neovasi, più fragili e sottili, si rompono con facilità (a volte basta uno starnuto o un colpo di tosse), causando emorragie nel corpo vitreo e la formazione di tessuto cicatriziale, che può favorire il raggrinzimento e/o il distacco di retina. A tutto ciò si aggiunge il danno primario che coinvolge l’aspetto nervoso della retina legato alla neuropatia diabetica».