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Gare truccate alla Napoli 1, nuovo blitz della Guardia di Finanza

Indagata anche la responsabile dell’ufficio provveditorato. Con lei sotto indagine alcuni imprenditori. Secondo l’ipotesi investigativa sarebbero state manipolate le procedure di aggiudicazione delle forniture di apparecchi elettromedicali per favorire alcune imprese. 
Prima l’assenteismo e le truffe alle assicurazioni al Loreto Mare, poi l’inchiesta per gli acquisti senza gara, per beni considerati infungibili, all’istituto Pascale (che ha portato ai domiciliari, in qualità di ex direttore amministrativo, il manager della Asl Napoli 1),  quindi i provvedimenti restrittivi scattati una settimana fa anche al Santobono, per un infermiere, un avvocato, un responsabile della direzione sanitaria e il capo dell’ufficio legale oltre che un imprenditore, reo confesso, alle dipendenze di due ditte fornitrici per il presunto pagamento di tangenti nella gara per la manutenzione, vigilanza e guardiana del polo pediatrico partenopeo.   Ieri infine il nuovo clamoroso blitz fatto scattare dalla Guardia di Finanza, nucleo di polizia Tributaria, agli ordini del colonnello Giovanni Salerno, tornata di nuovo alla Asl Napoli 1 con perquisizioni e sequestri di documenti scattati sin dalla mattinata di martedì in un’indagine della Procura di Napoli che riguarda, tra gli altri, il capo dell’ufficio provveditorato, gare e appalti, dell’azienda metropolitana Loredana Di Vico.   Secondo l’ipotesi investigativa, ribadita dal pm di Napoli Valter Brunetti, la Di Vico avrebbe manipolato le procedure di aggiudicazione delle forniture di apparecchi elettromedicali per favorire le imprese Lga srl, Maflamed srl, Vicamed srl, Soteme srl, Fed Medical Srl, Euromed sas.   Tra gli indagati figurano anche alcuni appartenenti alla nota famiglia di imprenditori Dell'Accio. Gli inquirenti - procuratore aggiunto Valter Brunetti, aggiunto Alfonso D'Avino - ipotizzano che gli uffici dell'Asl Napoli 1, preposti all'acquisto di beni e servizi, abbiano «manipolato» le procedure di selezione delle ditte aggiudicatarie favorendone alcune che, di fatto, malgrado intestate a prestanome compiacenti, sono invece risultate riconducibili a familiari del provveditore.