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Riprodotta una sinapsi artificiale È il meccanismo dell’apprendimento

Consiste in un sottile strato ferroelettrico inserito tra due elettrodi, la cui resistenza può essere regolata tramite impulsi di tensione, simili a quelli scambiati tra i neuroni. La sinapsi è il punto di contatto funzionale tra due neuroni con passaggio di impulsi nervosi, il meccanismo alla base del funzionamento del nostro cervello. Un gruppo di ricercatori francesi ha riprodotto una sinapsi artificiale (chiamata memristor) capace di apprendere, possibile primo passo verso la creazione di una macchina “pensante”: consiste in un sottile strato ferroelettrico (ossia dotato di polarizzazione elettrica) inserito tra due elettrodi, la cui resistenza può essere regolata tramite impulsi di tensione, simili a quelli scambiati tra i neuroni (i cosiddetti “spike”). E che “ricorda” la quantità di corrente elettrica che lo ha attraversato (anche quando è “spento”), oltre a consumare poca energia per il proprio funzionamento. Più la resistenza è debole, più la sinapsi è forte (e migliore l’apprendimento), e viceversa. È proprio questa capacità della sinapsi di regolare la propria resistenza a rendere possibile l’apprendimento. Alla base c’è l’idea della biomimetica, ovvero il tentativo di riprodurre strutture esistenti in natura con la tecnologia. Nella fattispecie, la scarica di neurotrasmettitori chimici che rendono possibile il “dialogo” tra i neuroni. 
Macchine complesse 
Ma se diversi laboratori di ricerca hanno messo a punto delle sinapsi artificiali, resta l’ostacolo della comprensione del funzionamento del meccanismo (la cosiddetta “plasticità a breve termine”). Ecco perché i ricercatori francesi del Centre national de la recherche scientifique (CNRS)/Thales presso l’Università Paris-Saclay, dell’Università di Bordeaux, insieme ai colleghi americani dell’Università dell’Arkansas, hanno prodotto un modello fisico che mostra come si attiva la funzione sinaptica. Un passo verso la creazione di macchine complesse, come un insieme di neuroni artificiali connessi tramite i memristor che potrebbe replicare il funzionamento del nostro cervello, una sorta di computer molto simile all’uomo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications. 

 Fonte: www.corriere.it