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Covid-19, appello di un medico: restate a casa, non c'è posto per curare tutti

Coronavirus
Le misure precauzionali emanate dal governo per contrastare la diffusione del Covid-19 non sortiscono effetti nel breve periodo. 

Per questo motivo, Christian Salaroli, anestesista e rianimatore a Bergamo, in un'intervista al Corriere della Sera, lancia un importante appello: "State a casa. State a casa. Non mi stanco di ripeterlo. Vedo troppa gente per strada. La miglior risposta a questo virus è non andare in giro. Voi non immaginate cosa succede qui dentro. State a casa".

Covid-19, in ospedale come in guerra

Il dirigente medico che lavora in prima linea al Pronto soccorso del Papa Giovanni XXII, confessa l'impossibilità di curare tutti e che "si decide per età e per condizioni di salute. Come in tutte le situazioni di guerra. Non lo dico io, ma i manuali sui quali abbiamo studiato”.

L'emergenza Coronavirus sta mettendo in ginocchio l'intero sistema sanitario nazionale e purtroppo l'epidemia in questo momento non garantisce il diritto alla cura. Quest'ultimo, come affermato dal dottor Salaroli, "è minacciato dal fatto che il sistema non è in grado di farsi carico dell’ordinario e dello straordinario al tempo stesso. Così le cure standard possono avere ritardi anche gravi" e aggiunge che non è possibile trovare una spiegazione a tutto questo, "mi dico che è come per la chirurgia di guerra. Si cerca di salvare la pelle solo a chi ce la può fare. È quel che sta succedendo".

Coronavirus, come vengono scelti i pazienti da curare con urgenza

L'anestesista e rianimatore fa capire al Corriere della Sera come al Pronto soccorso di Bergamo lavorano: "È stato aperto uno stanzone con venti posti letto, che viene utilizzato solo per eventi di massa. Lo chiamiamo Pemaf, ovvero Piano di emergenza per il maxi-afflusso. È qui che viene fatto il triage, ovvero la scelta”.

Salaroli chiarisce che i pazienti sui quali intervenire con urgenza, vengono selezionati attraverso 3 step. Il primo passo è quello di mettere i degenti in ventilazione non invasiva, Niv. Successivamente c'è la fase definita dal dirigente medico di Bergamo, la più importante, "Al mattino presto, con i curanti del Pronto soccorso, passa il rianimatore. Il suo parere è molto importante" perchè "oltre all’età e al quadro generale, il terzo elemento è la capacità del paziente di guarire da un intervento rianimatorio".

Subito dopo arriva la scelta, il medico spiega che "siamo obbligati a farlo. Nel giro di un paio di giorni, al massimo. La ventilazione non invasiva è solo una fase di passaggio. Siccome purtroppo c’è sproporzione tra le risorse ospedaliere, i posti letto in terapia intensiva, e gli ammalati critici, non tutti vengono intubati".

I medici sono stravolti

Il Coronavirus sta mettendo a dura prova i nervi di medici e infermieri. L'anestesista e rianimatore confessa che queste scelte non lo fanno dormire la notte, "perché so che la scelta è basata sul presupposto che qualcuno, quasi sempre più giovane, ha più probabilità di sopravvivere dell’altro. Almeno, è una consolazione". Continua affermando che alcuni medici "ne escono stritolati. Capita al primario, e al ragazzino appena arrivato che si trova di prima mattina a dover decidere della sorte di un essere umano. Su larga scala, lo ripeto".